Ass. Donne Geometra – Denuncia anonima: decisione della Cassazione

Si pubblica l’informativa dell’Associazione Nazionale Donne Geometra – Denuncia anonima: decisione della Cassazione

Denunciare in forma anonima una persona è il peggior modo per segnalare alle autorità la commissione di un reato: in tali casi, infatti, è molto probabile che la lettera priva di firma venga cestinata e il procedimento archiviato sul nascere. Questo perché il nostro codice di procedura penale [Art. 240 cod. proc. pen.] prevede il divieto di querele, esposti o denunce anonime. Lo scopo è quello di consentire al soggetto querelato o denunciato di meglio improntare la propria difesa attraverso la conoscenza del nome del proprio accusatore e, quindi, dei rapporti con questi e della vicenda per la quale viene accusato. Anzi, la denuncia anonima si può ritorcere contro lo stesso soggetto denunciante, potendo la Procura aprire un fascicolo per calunnia a carico di quest’ultimo, per come meglio vedremo a breve.

Esistono però delle eccezioni in cui la denuncia anonima può sortire effetti e dar luogo a indagini.

La denuncia anonima non ha alcun effetto

Il codice di procedura penale [Cass. sent. n. 34450/16 del 4.08.2016 – allegata alla presente] stabilisce che «… I documenti che contengono dichiarazioni anonime non possono essere acquisiti nè in alcun modo utilizzati, salvo che costituiscano corpo del reato o provengano comunque dall’imputato». Questo significa che ogni denuncia anonima indirizzata al Tribunale, al Pubblico Ministero o alla Procura della Repubblica finisce automaticamente in archivio. Ciò vale, dunque, per tutte le lettere prive di firma o di ogni altro elemento utile a identificare il mittente.

Chi sceglie la strada della denuncia anonima solo per timore di essere controquerelato non ha nulla da temere: la calunnia scatta solo se chi denuncia o querela una persona è in malafede, ossia è pienamente consapevole dell’altrui innocenza. Invece, se la denuncia o la querela dovessero essere archiviati per insufficienza di prove, per un errore sull’interpretazione della legge penale o per altre ragioni, e il denunciante/querelante dovesse risultare in buona fede (ossia ha agito nella piena convinzione – anche se sbagliata – della altrui colpevolezza), la controquerela cadrebbe anch’essa nel vuoto.

Chi viene querelato o denunciato può conoscere il nome del proprio accusatore: è infatti un suo diritto e non può essere oscurato. Per alcuni reati particolarmente gravi (quelli, ad esempio, di associazione mafiosa) è prevista la possibilità, per il testimone di giustizia, di un programma di protezione che, il più delle volte, è assai difficile da ottenere.

Denuncia anonima presentata in tribunale: i casi in cui ha effetto

La denuncia anonima non ha effetti ossia non può essere utilizzata e, il più delle volte, viene cestinata dalle autorità. Ma questo principio – un tempo molto rigoroso – sta trovando, poco alla volta, diverse eccezioni anche da parte della giurisprudenza.

La prima eccezione è nell’ipotesi in cui la denuncia anonima venga inoltrata alla Procura della Repubblica e il pubblico ministero, leggendo la lettera priva di firma recapitata in tribunale, ravvisi in essa elementi di interesse operativo. In tal caso egli potrà segnalare alla polizia giudiziaria l’opportunità di approfondire questi aspetti sul campo. In pratica, potrà stimolare l’attività di iniziativa della polizia per avviare indagini ad hoc, senza delega.

La seconda deroga è stata introdotta con una sentenza dello scorso agosto allegata alla presente, con cui la Cassazione sembra aver demolito la certezza – insita nella legge – secondo cui le denunce anonime non possono produrre alcun effetto. In particolare, il Pm può avviare indagini penali anche a seguito di una denuncia anonima, addirittura disponendo il sequestro del corpo del reato. Non può però procedere a perquisizioni e intercettazioni telefoniche. Così, ben potrebbe avviarsi un procedimento penale per chi non emette i documenti fiscali come scontrini e fatture dietro segnalazione anonima dei clienti.

Denuncia anonima presentata ai Carabinieri o alla polizia

Non cambiano le regole se la denuncia anonima, anziché essere spedita in tribunale, viene inviata ai Carabinieri o alla polizia. Fermo restando che nessuno, presentandosi davanti alle forze dell’ordine, può pretendere che queste raccolgano le sue dichiarazioni senza identificarlo, ossia in forma anonima, è tuttavia possibile che, ricevendo una denuncia anonima spedita con una lettera, la polizia giudiziaria ritenga opportuno approfondire la suddetta segnalazione senza però essere tenuta a comunicare nulla al pubblico ministero. Almeno fino all’acquisizione di una vera e propria notizia di reato. Diversamente ogni scritto anonimo che finisce direttamente in procura ha poche probabilità di essere preso in considerazione, salvo eccezioni da valutare caso per caso.

Cosa si rischia nell’inviare una denuncia anonima?

La presentazione di una denuncia anonima potrebbe ritorcersi contro colui che la fa. Infatti, se il Pubblico ministero ritiene che, dalla presentazione della denuncia anonima possano emergere estremi di una calunnia, potrà aprire un fascicolo – con delega di indagini alla polizia giudiziaria – proprio a carico di colui che la sporge. Previa archiviazione formale della notizia anonima.

SENTENZA_ANONIMA2_34450_2016.pdf