Ass. Donne Geometra – Difetto di costruzione: la consegna non equivale ad accettazione

Si pubblica l’informativa dell’Associazione Nazionale Donne Geometra – Difetto di costruzione: la consegna non equivale ad accettazione

L’atto di “consegna” dell’impresa che effettua i lavori di ristrutturazione non equivale ad una accettazione e liberatoria; il che, in buona sostanza, significa che, qualora uno si dovesse  accorgere, in un momento successivo, che il manufatto presenta delle criticità, discrepanze rispetto agli accordi iniziali o dei difetti di costruzione si possono sempre contestare. È quanto risulta da un’ordinanza del Trib. Trento ord. n. 79/2016. 

Via libera alla possibilità di contestare vizi dell’opera realizzata dalla ditta di costruzioni come infiltrazioni d’acqua, problemi alla struttura, difformità, crepe, umidità, ecc. anche a distanza di diverso tempo dalla consegna dell’opera. Non è, infatti, tenuto al pagamento dell’opera difettosa – si legge in sentenza – il committente anche se essa è stata completata senza che vi sia stata contestazione prima della consegna. La presa in consegna dell’opera da parte del committente non equivale ad accettazione della medesima senza riserve, e quindi ad un’accettazione tacita.

Il principio è stato espresso anche dalla Cassazione secondo cui la semplice presa in consegna dell’opera, esaurendosi in un fatto materiale, non implica, di per sé sola, accettazione dell’opera stessa. Per l’accettazione – e quindi la “liberatoria” della ditta di costruzioni è necessario che il committente esprima il gradimento dell’opera. Tale dichiarazione non necessita di una comunicazione scritta o orale in modo formale, ma può essere manifestata anche per “fatti concludenti”, ossia con comportamenti che, tacitamente, esprimono una volontà incompatibile con qualsiasi forma di contestazione.

La stessa Cassazione, con una sentenza Cass. sent. n. 14136/16 dell’11.07.2016, ha confermato che l’accettazione dell’opera non si identifica con la presa in consegna della stessa, con la conseguenza che incombe all’appaltatore l’onere di provare che il committente abbia accettato l’opera, dopo essere stato invitato e messo in condizione di verificare la buona esecuzione della stessa.

La Corte ha poi detto che con riguardo ai vizi dell’opera conosciuti o riconoscibili, il committente che non abbia accettato l’opera medesima non è tenuto ad alcun adempimento, a pena di decadenza, per far valere la garanzia dell’appaltatore poiché solo tale accettazione comporta liberazione da quella garanzia. Pertanto, prima dell’accettazione e consegna dell’opera non vengono in rilievo problemi di denuncia e di prescrizione per i vizi comunque rilevabili i quali, se non fatti valere in corso d’opera, possono essere dedotti alla consegna: ma prima dell’accettazione non vi è onere di denuncia, e prima della consegna non decorrono i termini di prescrizione.

Si allega la Sentenza

LA_SENTENZA.pdf